[text manuscriptic, note pentru curs]

La Santissima Trinità costituisce la dottrina fondamentale della Rivelazione divina del Nuovo Testamento e del cristianesimo, secondo la quale la Deità sussiste nella Trinità delle persone divine di Padre, Figlio e lo Spirito Santo.

La Trinità ripresenta il dogma cardinale del cristianesimo, che ha profonde implicazioni nel campo intero dell’insegnamento cristiano. Nella luce della teologia ortodossa, la Santissima Trinità costituisce il fondamento ultimo della comunione, dove l’unita della sostanza divina s’incontra con la diversità delle persone.

Nel Vecchio Testamento, Dio si rivela come un Dio Unico e personale (Es 20, 2-3; Dt 6, 4; Is 43 10-11); e questa rivelazione è confessata anche dal Nuovo Testamento (Mc 12, 29; Gv 17, 3).

Tutta la Bibbia riposa sulla concezione monoteista di Dio. Nella storia del Vecchio Testamento, Dio si rivela come Persona, che conclude l’Alleanza con il popolo d’Israele (Gen 17, 2) per la benedizione e a salvezza di tutti i popoli. Per questo Dio dice d’una parte che „vi prendo per mio popolo e sarò il vostro Dio e voi conoscerete che Io sono il Signore” (Es 6, 7); e d’altra parte, si rivolge ad Abramo dicendo che „in te saranno benedetti tutti i popoli della terra” (Gen 12, 2). Dio conclude l’Alleanza con il popolo d’Israele per la salvezza di tutto il mondo in Cristo.

Nell’epoca del Vecchio Testamento, Dio si e rivelato anche come Trinità di persone, ma in modo poco chiaro, perché il popolo ebreo era circondato da popoli inclinati verso il politeismo. Tuttavia nel Vecchio Testamento si possono trovare riferimenti alla Parola di Dio (Sal 106, 20; 118, 89) o allo Spirito di Dio (Sal 32, 6; 103, 30-31; Gb 33,4), ma non è questione di Persone, quanto di poteri dello stesso Dio.

Tuttavia nel Vecchio Testamento esistono alcune affermazioni secondo le quali Dio parla al plurale, dicendo: „Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza” (Gen 1, 26), quando ha creato l’uomo; o dopo la caduta d’Adamo, quando dice allo stesso modo: „Ecco, l’uomo e divenuto  uno come noi” (Gen 3, 22), come se si trattasse di un consiglio tra le persone divine.

Un significato simile hanno le tre parole: „Santo, Santo, Santo” nel libro di Isaia (6, 3), e l’apparizione di tre uomini ad Abramo, presso la Quercia di Mamre (Gen 18, 2). Ma in generale, la dottrina fondamentale del Vecchio Testamento rimane monoteista. Per questo il Dio del Vecchio Testamento non é il Dio dell’amore ma della giustizia, perché Dio era monopersonale.

Il Nuovo Testamento confessa la stessa fede monoteista del Vecchio Testamento, ma in questo caso si tratta di un monoteismo trinitario, rivelato da Cristo stesso, il nostro Salvatore.

Nel Vangelo le tre persone divine sono presentate sia in modo separato l’Una dall’Altra, sia due insieme, sopratutto il Padre e il Figlio, sia le tre insieme. La Trinità delle Persone divine è rivelata da Cristo in modo esplicito, sia quando manda gli Apostoli per proclamare il Vangelo: „Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo” (Mat 28, 19); sia quando parla dello Spirito Santo come Consolatore e Spirito di verità che procede dal Padre e che gli renderà testimonianza (cf. Gv 15, 26); o quando si tratta del battesimo del Signore, dove lo Spirito di Dio scende come una colomba sopra di Lui e una voce dal cielo dice: „Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto” (Mt 3, 16-17).

L’Apostolo Paolo parla della Santissima Trinità nella sua lettera ai Corinzi quando dice: „La grazia del Signore Gesù Cristo e la carità di Dio, comunicate dallo Spirito Santo, siano con tutti voi” (2 Cor 13, 13). Il Nuovo Testamento costituisce la rivelazione suprema di Dio come Trinità.

L’insegnamento cristiano del Dio Unico nella Trinità delle persone si è cristallizzato dall’inizio della missione cristiana nel mondo antico, e ha trovato la sua espressione adeguata  nei simboli della fede del secondo secolo, e nelle definizioni dei concili ecumenici del primo millennio della storia  cristiana.

Un ruolo molto importante, nella definizione della dottrina trinitaria, l’hanno avuto Atanasio il Grande, Cirillo d’Alessandria, Gregorio Nazianzeno, Basilio il Grande, Massimo il Confessore, Giovanni Damasceno e molti altri. Tutti hanno lottato contro le eresie antitrinitarie, soprattutto l’arianesimo e il macedonesimo, del quarto secolo, e hanno messo in rilievo il mistero trinitario rivelato da Cristo nelle sue parole rivolte al Padre: „Come Tu sei in Me, o Padre, ed Io in Te, che siano anch’essi  una sola cosa in noi, affinché il mondo creda che Tu Mi hai mandato”. (Gv 17, 21).

Per mettere in rilievo il senso profondo del mistero trinitario, i padri della Chiesa hanno sottolineato, in primo luogo, l’identità propria di ciascuna persona divina, dicendo che il Padre, come Sorgente della natura divina e di ogni opera divina (arché), è senza nascita e senza principio. Che il Figlio è nato, ma senza principio, come il Padre.

Che lo Spirito Santo procede dal Padre e riposa nel Figlio, rimanendo eterno con il Padre e il Figlio. Tutte le persone agiscono insieme, in modo inseparabile, ma ciascuna in modo suo proprio. San Cirillo d’Alessandria dice che ogni opera divina viene dal Padre, si manifesta tramite il Figlio e si perfeziona nello Spirito Santo.

La creazione del mondo e attribuita al Padre, la redenzione al Figlio e la santificazione allo Spirito Santo. Ma secondo la parola di San Basilio il Grande abbiamo „una sola fonte per tutto ciò che esiste, che crea per il Figlio, e realizza nello Spirito Santo”.

Benché ciascuna Persona divina agisce în modo proprio, l’opera divina è comune a tutta la Trinità. (Per questo lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque, all’inizio del mondo visibile).

Il fatto che le persone divine hanno la loro identità propria e agiscono insieme (in modo proprio), evidenzia che la persona rimane irriducibile alla natura, per non confondersi con essa, in modo collettivo.

In secondo luogo, la teologia patristica ha superato la separazione artificiale tra natura e persona, sottolineando il legame interiore dell’una con l’altra. La natura divina non è omogenea e chiusa in se stessa, nella sua costituzione interiore, rimanendo separata dalla persona, ma ha un carattere relazionale che costituisce il legame interiore con la persona.

È necessario che la natura divina sia vista in modo simultaneo come unità/relazione: come relazione nel seno dell’unità. Questo è il motivo principale per il quale i padri orientali dicono che contemplando la Trinità vediamo l’unità, e contemplando l’unità scopriamo la Trinità come comunione e relazione.

Il legame interiore tra persona e natura divina mette in rilievo il fatto che la natura divina costituisce il contenuto comune delle persone trinitarie, e che rende possibile la comunicazione esenziale tra loro.

In terzo luogo, la teologia ortodossa ha messo in rilievo che lo Spirito Santo, che procede dal Padre, rimane e riposa sempre nel Figlio. Lo Spirito Santo, come Spirito dell’amore, non passa oltre il Figlio, perché il Figlio rimane la Persona divina sopra la quale il Padre riversa il suo amore tramite lo Spirito.

In questa luce, lo Spirito costituisce la Persona tramite la quale il Padre manifesta il suo amore verso il Figlio e il Figlio verso il Padre, per costituire la Trinità come comunione suprema. Il ruolo dello Spirito Santo come persona è di costituire il legame interiore tra il Padre e il Figlio, che rende possibile la presenza del Padre nel Figlio e del Figlio nel Padre.

È vero che Cristo prega il Padre che tutti siano uno, ma nel senso della presenza reciproca di una persona nell’altra, perché la comunione trinitaria non ha niente a che fare con l’individualismo, dove le persone rimangono separate (presenza esteriore), una di fronte all’altra; o con il collettivismo, dove la persona sparisce nella massa impersonale della natura.

La vera comunione si fonda sulla presenza interiore d’una persona nell’altra, perché la natura divina, come contenuto delle persone, supera ogni separazione individualista tra le persone, e perché l’identità propria di ciascuna persona supera ogni confusione collettiva nel seno della Santissima Trinità.

San Giovanni il damasceno dice che: „Queste ipostasi sono l’Uno nell’Altro non per confondersi ma per contenersi reciprocamente”. Su questa base la Trinità costituisce la struttura del supremo amore.

Sull’importanza dell’esistenza reciproca delle persone divine l’Una nell’Altra, ce ne parla un famoso esegeta cattolico, De la Ppotterie, che ha studiato approfonditamente l’uso del verbo „rimanere” nella teologia e nella spiritualità di San Giovanni Evangelista.

Sostiene che il verbo „rimanere in” è molto frequente negli scritti giovannei: compare 60 volte contro le 12 volte dei Sinottici, e le 17 delle Lettere di san Paolo. Nonostante ciò, il verbo „rimanere” non ha avuto molta attenzione nell’esegesi moderna. Non ha niente in comune con il Vecchio testamento, lo gnosticismo o l’ellenismo. L’insistenza sulla dimensione di interiorità, implicita nel verbo „rimanere”, è tipicamente giovannea. L’Evangelista mette in questo modo l’accento sul carattere di immanenza tra le persone, o sul piano trinitario o sul piano dell’economia divina, vale a dire delle persone divine nei fedeli”.

Nel campo del mistero trinitario non c’è posto per le relazioni esteriori che apartengono al mondo naturale. Quando lo Spirito Santo è considerato come nexus amoris, intercalato tra il Padre e il Figlio, secondo le relazioni esteriori del mondo naturale, non è più possibile parlare sulla presenza del Padre nel Figlio e del Figlio nel Padre. Si chiede che „tutti siano uno”, ma non si parla più sull’in-esistenza reciproca delle persone. Le relazione trinitarie hanno un carattere apofatico, molto differenti dal mondo naturale.

L’apofatismo ha un ruolo estremamente importante nel campo della teologia ortodossa, perché preserva il mistero trinitario contro il razionalismo e spinge l’uomo alla conoscenza esperienziale di Dio. Sono molto importanti, sotto questo punto di vista, le parole di Papa Giovanni Paolo II: „Quanto l’uomo progredisce nella conoscenza di Dio, tanto lo intuisce come ‘Mistero’ inaccessibile, insensibile nella sua essenza. Non si tratta di un misticismo oscuro, che spinge l’uomo a perdersi nelle relazioni enigmatiche. Al contrario, i cristiani d’Oriente invocano Dio come Padre, Figlio e Spirito Santo.

Come persone viventi, commovente presente, per la quale si innalza una liturgia solenne, maestosa e semplice. Soltanto grazie al silenzio dell’adorazione puoi  avvicinarti a questa presenza, perché al di là della conoscenza e della esperienza di Dio si trova la trascendenza assoluta, l’apofatismo”.

L’apofatismo considera che la conoscenza di Dio riguarda l’uomo intero, la mente e il cuore, e chiede da parte dell’uomo uno sforzo personale, con l’aiuto della grazia increata, per il suo perfezionamento spirituale e morale.

L’apofotismo possiede un aspetto negativo ed uno positivo. Da una parte sottolinea la trascendenza e l’incomprensibilità di Dio, che nessun uomo ha mai visto, né può vedere; dall’altra parte proclama la possibilità di un incontro „faccia a faccia” con il Dio in conoscibile, di una unione diretta con l’inaccessibile. Per esprimere questa duplice verità, che Dio è contemporaneamente nascosto e rivelato, trascendente e immanente, la teologia ortodossa opera una distinzione tra l’essenza divina e le energie divine. L’essenza (ousia) vuol dire Dio come Egli è in se stesso; le energie (energiai) significano Dio in azione, Dio in quanto rivela se stesso.

L’essenza resta per sempre al di là di ogni partecipazione e conoscenza, in questo secolo come in quello futuro; come non può essere compresa né dagli uomini né dagli angeli, ma unicamente dalle stesse tre divine Persone.

Allo stesso tempo, però, le energie divine, che sono Dio stesso, riempiono tutto l’universo e tutti possono parteciparvi per grazia. Così Dio, „essenzialmente incomprensibile”, è rivelato „esistenzialmente” attraverso le sue „energie”.

Tale dottrina delle energie immanenti implica una visione intensamente dinamica delle relazioni tra Dio e il mondo. Il cosmo intero è un vasto roveto ardente compenetrato ma non consumato dal fuoco increato delle energie divine. Queste energie sono „Dio in noi”.

Alla fine vorrei sottolineare che l’uomo contemporaneo è arrivato, con il concorso della scienza e della tecnica, a dominare la natura esteriore del mondo. Ma nello stesso tempo si è allontanato da Dio e ha perso il potere di dominare se stesso e le forze irrazionali che lo confrontono con l’interiore del suo essere.

In questa situazione, il compito della spiritualità cristiana non è quella di condannare la parte passionale dell’essere umano, come dicono i padri, ma di contribuire al suo cambiamento e alla sua conversione dal male al bene, nella Chiesa, con il potere dello Spirito Santo e con l’aiuto della preghiera, dell’ascesi e dell’amore verso il prossimo.

La Chiesa è lo spazio dove il cristiano diventa capace di realizzare il più grande miracolo, quello di trasformare l’egoismo nell’amore, per portare in se stesso Dio e il prossimo, secondo la volontà del Signore (Gv 17, 21).

Si afferma spesso che non c’e salvezza fuori della Chiesa, e la spiegazione sta nel fatto che Dio è amore e nessuno può avvicinare Dio senza rimanere nella comunione della Chiesa. Ogni uomo è capace di cadere da solo nel peccato, ma si salva soltanto nella comunione ecclesiale. In questa luce, la divisione della Chiesa di Cristo costituisce un peccato contro la comunione trinitaria e contro la comunione della Chiesa stessa.

All’inizio del terzo millennio abbiamo il compito di restaurare la comunione della Chiesa di Cristo per non costituire più uno scandalo di fronte al mondo e per contribuire al progresso spirituale e morale del uomo secolarizzato.

La persistenza della divisione nella vita della Chiesa di Cristo significa che l’egoismo e il confessionalismo è più forte dell’amore trinitario.

Rev. Prof. Dumitru Popescu

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